Sala Capitolare

 

La sala Capitolare “ha la volta e la zona superiore delle pareti riccamente decorate a grottesche e nelle lunette sono le insegne sui balconi del Palazzo della Cancelleria scolpiti su via del Pellegrino, che la fanno datare al tempo del Card. Raffaele Riario (1461-1521). Tra le due finestre è il monumento sepolcrale del vicentino Paolo Goddi (1535).

Nella volta della sala si notano cinque lunette in ognuno dei lati maggiori e tre nei minori; al centro è applicato lo stemma del Card. Riario, scolpito (identico a quello applicato nella volta d’ingresso del Palazzo della Cancelleria) e dipinto nei colori araldici, rinchiuso con ghirlanda ellittica dorata, con fiori e frutta e perciò simile a quello del Chigi nella loggia di Psiche alla Farnesina;

 

altra nota plastica ma non cromatica è costituita dai peducci e da una fascia, pur essa marmorea, che li collega delimitando la zona delle lunette.
Il fondo di quest’ultime, come dell’intera volta, è bianco. Gli ornati sono radi, sottili e ricchi di colori. Animali e festoni, rami fioriti e candeliere, maschere e amorini, motivi geometrici e qualche quadretto costituiscono gli elementi della decorazione, che si distingue per l’assoluta mancanza di ornamenti in stucco. Di tutto il Palazzo della Cancelleria, questa è l’unica volta lunettata dipinta al tempo del Riario  e pervenutaci integralmente, mentre la sua ossatura va datata al penultimo decennio del XV secolo, la decorazione pittorica fu verosimilmente eseguita nel secondo decennio del Cinquecento.
I suoi caratteri la fanno con sicurezza ascrivere a Giovanni da Udine. Infatti, occupandosi di questo artista, il Vasari, dopo avere ricordato che gli antenati erano tutti valenti ricamatori, donde sarebbe loro derivato il cognome Recamador (e la decorazione in esame sembra proprio il disegno di un finissimo lavoro a ricamo), aggiunge che Giovanni manifestò fin da ragazzo attitudini per il disegno; e seguendo il padre a caccia e all’uccellagione, ritraeva cani, lupi, uccelli e altri animali… (Cfr. A. Schiavo, Il Palazzo della Cancelleria, p. 193-194).